Be connected (Msg n. 13 del 24 ottobre 2021)

Ve l’avevo promesso nel decimo messaggio parlando delle biblioteche e oggi ritorno su “Be connected”. Letteralmente tradotto significa “essere connesso”. Con ciò si intende  innanzitutto essere in grado di accedere alle molteplici possibilità offerte da Internet e agli sviluppi che ne sono derivati.
Oggi, utilizzando internet possiamo informarci su tutto il sapere condiviso e ciò mi ricorda l’antico sogno di Averroé (1126-1198), dell’intelligenza condivisa. Si possono leggere libri e giornali online, pagare fatture e fare bonifici bancari, lanciare delle petizioni e cercare vecchi o nuovi amici. Persino concepire nuove monete (bitcoin).
Ma la necessità di un computer limitava l’accesso ai più. Poi, con l’arrivo degli smartphone, a portata di tutti, questi piccoli computer con le loro centinaia di App (applicazioni) offrono un’espansione vertiginosa. Foto, musica, video, reti sociali, informazioni di ogni genere, traduzioni, posta e messaggi, didattica a distanza, notorietà con social, siti e blog …. a una platea di utenti molto più larga. Una nuova alfabetizzazione si è installata ma la società dell’informatizzazione richiede alcune nuove competenze. Lo aveva ben afferrato la mia carissima Mariangela che di fronte all’affermazione dell’UNESCO “gli analfabeti di domani saranno le persone tagliati fuori dall’informatica” non ha perso il treno ed ora se la cava molto bene. Brava!
Certo, questi nuovi strumenti creano anche dipendenze, nuove forme di criminalità (dark web) e adescamenti per varie truffe (phishing) che promettono soldi e/o aiuti. Ingenerano forme crudeli di bullismo e ondate di pericolosa disinformazione di cui siamo continuamente testimoni, ma, dove le condizioni tecnologiche lo permettono, abbiamo accettato lo strumento e cerchiamo come possiamo di proteggerci dagli abusi e dalle derive.

Questo è per l’appunto lo scopo del programma australiano “BE CONNECTED” che cerca di fornire a quanti vi si iscrivono un’occasione per istruirsi in campo informatico cominciando dall’ABC della rete internet e fornendo alcune abilità necessarie per usarla, inclusa quella di saper riconoscere le truffe. Se poi ci sono difficoltà a seguirlo in modo autonomo, le biblioteche, come abbiamo già visto, sono lì anche per dare questo aiuto.

Il programma della formazione è molto ampio: va dalla conoscenza degli strumenti (cos’è un computer, uno smartphone, un tablet….) al modo come usarli;  insegna come fare e proteggere la propria pass word, come scaricare e salvare foto e documenti e tante altre operazioni, fino all’uso del Cloud. Ma anche come evitare truffe e proteggere la propria sicurezza. Si possono anche fare ricerche per costruire il proprio albero genealogiche, esplorare la terra con Google Earth, servirsi di  giochi per attivare la memoria o consultare Pinterest. E ancora, utilizzare Zoom o creare un blog con Google blogger. Per curiosità, se vi interessa, guardate la lista delle lezioni disponibili su
https://beconnected.esafety.gov.au/sitemap o https://beconnected.esafety.gov.au/topic-library

Da ultimo, tutto un settore della formazione verte su come permettere alla cittadinanza di connettersi a tutte le amministrazioni pubbliche con una semplice registrazione (Account) e una pass word permanenti e con l’invio di un codice temporaneo sul telefonino all’accesso. Questo strumento semplicissimo si chiama “egov”. Che bello sarebbe se i programmatori del complicato SPID (in uso in Italia)  potessero imparare da questo prodigioso e gratuito esempio di semplificazione amministrativa.

Scusate se questo messaggio non vi ha mostrato belle foto, ma spero vi abbia dato, in altro modo, una bella immagine di questo interessante paese, da solo più grande di tutta l’Europa messa insieme.
Buona settimana.

Viola come jacaranda (msg 12 del 17 ottobre 2021)

Da qualche settimana, l’ambiente è qui manifestamente viola. Se dovessi abbinare un colore all’Australia sarebbe proprio questo. Perché vi chiederete ? Per un intenso ricordo: in occasione del mio primo viaggio in questo continente, nell’ottobre 2002 con l’associazione Trevigiani nel mondo, tutto il percorso dall’aeroporto di Brisbane al nostro albergo era punteggiato di viola. Guardate dunque queste immagine e capirete lo stupore e la gioia che evocano.
Ora come allora …

È il viola della fioritura delle jacarande. Wikipedia ci insegna che “è un genere di piante della famiglia delle Bignoniaceae, comprendente 49 specie, originarie delle regioni tropicali e subtropicali del Sud America, Centro America, Sud Africa e dei Caraibi”. È quindi di casa anche nel subtropicale stato del Queensland, di cui Brisbane è la capitale. Il nome “Jacaranda” ha origini Guaranì (lingua parlata in Paraguay e altri stati dell’America meridionale) e significa “fragrante”. Attributo ben meritato. Infatti, i fiori sono anche leggermente profumati e quando cadono pavimentano i marciapiedi come se stesse per passare una processione del Corpus Domini, come quando ero bambina e si raccoglievano petali da spargere al passaggio del corpo divino presente nell’ostensorio.

Una caratteristica che mi colpisce è che qui spesso i grandi alberi sono fioriti con ben vistosi fiori. Dalle nostre parti, a parte le acacie, le magnolie, i calicantus o le bouganvilles, i fiori si manifestano soprattutto in alberelli o arbusti. Penso alle forstizie, alle ginestre, agli oleandri…Carmen e Roberto correggetemi se mi sbaglio. Qui anche alberi molto grandi, come le jacarande, fioriscono. Il loro viola ci fa riconoscere che sono molto diffuse: ne vediamo almeno sei diverse piante dal nostro terrazzino, ce ne sono lungo i viali che frequentiamo, nel parco della parrocchia e anche all’interno del nostro villaggio. Che dovizia !!!

Una delle sei jacarande visibili dal nostro terrazzino.

Fraternità francescana di Brookfield (msg.11 del 10 ottobre 2021)

Fin dagli inizi del nostro arrivo a Gargnano, p.Bruno vi aveva introdotto il Transito di San Francesco, liturgia che si celebra la sera del 3 ottobre in ricordo per l’appunto della morte di Francesco, per poi sfociare il 4 ottobre nella sua festa. Francesco chiamava la morte corporale “sorella” e il trapasso “transito”. Questa innovazione la ricorda anche Marina Mascher che recentemente mi ha scritto: “Ricordo il primo anno di questa bella celebrazione mai vista prima nella chiesa di San  Francesco” ( a Gargnano).
Potete allora immaginare l’immensa gioia con cui Piero ed io abbiamo potuto la sera del 3 ottobre partecipare proprio nella chiesina dedicata a San Francesco, ubicata a un quarto d’ora a piedi da casa nostra, a una liturgia particolarmente suggestiva, grazie anche all’assenza di luce elettrica con conseguente uso delle suppletive e quanto mai ammalianti numerose candele (per fortuna, anche nelle piccole chiese non mancano!). La chiesina di pianta ottagonale, come gli originali battisteri (questo numero rappresenta la compiutezza, grazie alla Resurrezione, dopo il 7, numero dei giorni della creazione) è immersa nel verde e con le sue quattro pareti di vetro ci fa sentire uniti alla natura. Su una in duro c’è l’immagine di Francesco

Interno con l’immagine di San Francesco
Labirinto ad opera di John Grenville Thurgood

Questa chiesina, che Piero frequentava già negli anni 80, fa parte di un complesso francescano (Brookfield Friary)  in cui si trovava allora anche un convento di frati francescani anglicani. Nel 1999 si era poi dotato di un labirinto meditativo. Con la partenza della comunità dei frati, il convento era diventato un luogo di accoglienza diurna per iniziative conviviali e socio-culturali e il tutto era gestito da un custode. Poi anche questa fase si è conclusa e ora, già da due anni, non ci sono più attività e ormai anche il custode è partito. Che coincidenze, vero ? Stesse vicende agli antipodi….

La chiesina tuttavia rimane aperta una sera alla settimana (la domenica, dalle 17.30 alle 19) per dare spazio anche a liturgie organizzate da laici. Quella del primo sabato del mese è  ispirata a Taizé ed  è animata da un super trio musicale composto da papà (chitarrista) e mamma e figlia (flautiste): la famiglia Ross. Tra i canti : Bonum est confidere (per noi It is good to trust), per ascolarla, cliccate sul titolo in blù. Oltre ai Ross, eravamo sette persone presenti, in grande intimità.

E così, vuoi per la sentita ricorrenza, vuoi per la musica penetrante, vuoi per le candele tremolanti e vuoi anche per quel continuo insistente canto dei grilli, ero commossa alle lacrime. Mano nella mano con Piero, sentivo la vostra presenza, voi tutti e tutte, amici e amiche lontani / vicini (come diceva Marguerite Porete). L’incanto è continuato nel percorso al buio del rientro a casa: il cielo era pieno di stelle, forse c’era anche la Croce del Sud…

E poi, ogni giorno, sul tavolino “futon” di casa c’è la loro presenza… Pace e bene a voi…”e a tutti i vostri cari” aggiungerebbe il nostro Bruno, di cui il 13 ottobre ricorre il sesto mese dal giorno del suo transito.

il nostro tavolo “futon” (vedi messsaggio n. 3) visto dall’alto con la tovaglina della Fraternità di Brookfield

Biblioteca: c’è posto per tutti/e (msg 10 del 3 ottobre 2021)

Come molte grandi città anche Brisbane ha progressivamente incorporato delle località adiacenti e le ha inserite in una un’unica grande area in cui c’è una Brisbane centrale e poi questi altri sobborghi che formano la grande Brisbane, governati da un’unica entità politica comunale: il City Council. Alcuni di essi portano il nome aborigeno, come per esempio Indoropilly e Toowong che noi frequentiamo di tanto in tanto per spese e servizi amministrativi.
In ognuno di questi sobborghi c’è un elemento unico e importantissimo, direttamente dipendente dal governo locale della città: la biblioteca. Nell’agglomerazione di Brisbane ce ne sono niente meno che 33. La nostra principale è quella di Kenmore. La biblioteca qui non è solo un luogo di cultura, ma anche di aggregazione comunitaria. E curiosamente, mentre nello stesso sobborgo ci sono diversi numerosi luoghi di culto, la biblioteca è una. In un certo senso, ragionando simbolicamente, si potrebbe dire che in una società così multiculturale come quella australiana, non sono le religioni a fare unità comunitaria universale, bensì la cultura.

In ogni biblioteca, ma con risorse comunque non tutte uguali, si trovano i servizi abituali che conosciamo di prestito e lettura di libri e consultazione di riviste e giornali. A volte vengono organizzati anche degli incontri con gli autori. Noi ne abbiamo già seguiti due: uno con lo psichiatra Dr Kailas Robert sull’Alzhaimer e un altro con la scrittrice Hazel Barker (nella foto più giù) che presentava i suoi romanzi.
Come funziona in concreto ?  Ci si iscrive gratuitamente, ma occorre essere residenti. L’orario della biblioteca è continuato dalle 9 alle 18 (il sabato fino alle 16 e un giorno alla settimana fino alle 20) e se non si fa a tempo a restituire un libro negli orari previsti, si può anche imbucarlo in uno dei raccoglitori esterni. All’interno tutto è informatizzato: catalogo multilingue, prestiti, rinnovi e consegne. E se sapete servirvi del catalogo multimediale (eLibCat) potete ordinarvi i libri stando a casa e anche scaricarvi un certo numero di ebook sul vostro dispositivo preferito. Alcune aperture in questo senso esistono anche in Italia da parte della rete bibliotecaria bresciana e cremonese. Ce l’ha fatta conoscere la nostra carissima amica Patrizia (grazie, grazie) che ci incoraggia ad usarla.

Hazel Baker, scrittrice australiana, presenta i suoi libri. “Chocolate soldier” è la storia del marito obiettore di coscienza, presente anche lui all’evento. Due carissime persone.

Nella biblioteca centrale di Brisbane City, Piero ed io abbiamo potuto seguire recentemente una formazione per imparare ad usare il catalogo multimediale: eravamo i due soli iscritti e così la formatrice Nora ci ha seguiti passo a passo. Io poi, il 24 settembre ho seguito un’altra formazione: imparare a fotografare con lo smartphone. Eravamo tre attempate signore accolte da Emma con te/caffè e biscottini, incoraggiate a servircene data la concentrazione e le piroette digitali che ci aspettavano durante l’ora di lezione. Ci vedete nella foto e il posto vuoto con la tazza, anch’essa vuota, è il mio, mentre mi esercito a fare la foto per voi. Il libretto che vedere sul tavolo, e qui a seguito nella foto, è il libro di corso, da portare a casa. Non è magnifico tutto ciò ?

Dovete infatti sapere che le biblioteche, in collaborazione con il programma Be connected (essere connessi) di cui vi parlerò più a lungo in altro messaggio, hanno anche come compito la formazione informatica delle categorie a rischio di frattura digitale: gli anziani in primis. È quanto Senior on line, capeggiato dal nostro intrepido Granduca Luigi, aveva cercato per anni di fare con tanta buona volontà a Gargnano. Qui sono i poteri pubblici a farsene carico. Lo sentono come un loro dovere a fronte di una necessità sociale importantissima: evitare che alcune categorie siano escluse dall’onnipresente informatizzazione.
Anche attraverso i gruppi di conversazione in inglese le biblioteche cercano di venir incontro alle difficoltà dei nuovi arrivati. Si possono seguire le lezioni in presenza nelle biblioteche che li organizzano o anche via zoom.

La biblioteca mette anche a disposizione delle persone che ne sono prive la possibilità di accedere ad internet, alla fotocopiatrice e allo scanner. Questi strumenti sono stati per me preziosissimi al momento del mio arrivo in cui avevo molte pratiche da sbrigare e non avevo ancora il materiale disponibile.

Inoltre la nostra biblioteca mette a disposizione i suoi locali per alcuni servizi alla popolazione: un servizio giuridico ogni mattina, numerose attività ricreative coi bambini scaglionate secondo le età dei/delle partecipanti, le riunioni dei gruppi di volontariato e ancora, ancora….

Il giornalino mensile “What’on” raggruppa tutte le attività di queste 33 liblioteche. Quando lo sfogliamo un senso di gratitudine ci pervade e vorremmo che questi servizi fossero così dappertutto al mondo e per tutti/e.

Australia cip cip (msg 9 del 26 settembre 2021)

Essendo io del tipo allodola, al mattino mi alzo molto presto. È ancora buio e ogni giorno l’incanto dell’alba è uno spettacolo sempre diverso. Prima ancora che si vedano le prime luci già un soave canto mi avverte del giorno in arrivo. Queste speciali sentinelle sono i “fig birds”, cioè gli uccelletti che si nutrono delle bacche degli alberi di cui portano il nome “fig”, ficus. Anche nella coppia dei “fig birds”, come di regola tra gli animali, è lui che deve darsi da fare per piacere a lei: quindi la natura ha previsto che il fig bird maschio sia colorato e lei no. Lui ha un cerchietto rosso intorno agli occhi e del giallo sul pancino e le ali. Lei, è marroncina e biancastra. Eccoli insieme nella foto e un video per apprezzarne il canto :

https://www.youtube.com/watch?v=8KFaSWZEInU

Mi chiedo perché invece tra gli umani sia il contrario e cioè siano le donne a dover “farsi belle” per attirare l’interesse maschile. Qualcuno sa rispondermi su base della teoria darwiniana dell’evoluzione ? Lasciando da parte questa domanda semi-seria, e tornando ai nostri amici alati, vi segnalo un sito che Marisa Giorgi (la mia guida australiana) mi ha fatto conoscere. E’ un sito educativo molto dotto, ma solo in inglese, in cui si possono trovare tante informazioni e immagini disponibili sugli uccelli d’Australia (nome scientifico, descrizione, alimentazione, ambiente….): https://www.birdsinbackyards.net

Un uccello che vedo spesso passare, solo o in gruppo, soprattutto verso la fine del giorno, è il cockatoo (pronuncia: cocotu). Bellissimo, con le sue ali corpose e il bianco candido delle sue piume. Quando poi solleva la sua cresta gialla (gesto dai molteplici significati) sembra in abito da cerimonia. Ma quello bianco è solo uno delle tre specie : ci sono anche in blù e in nero.
Anche se non capite l’inglese, guardate questo magnifico video sui cockatoo d’Australia.

Numerosi e chiassosi sono anche i kookaburra (pronuncia cucubarra) che vi ho presentato nel primo messaggio del blog, con il video del loro canto: https://www.youtube.com/watch?v=TqdRQxgtZtI

E poi, con la primavera imminente, ricompaiono i coloratissimi pappagallini, spesso in gruppo : una gioia degli occhi e dell’udito.

Una cosa che ho notato con piacere è che qui gli uccelli sono molto meno paurosi: non scappano quando qualcuno si avvicina un po’, vanno anche a mangiare i resti sui tavoli, sono globalmente più rilassati. Sapete perché ? Molto semplice : la caccia agli uccelli è completamente proibita e quindi non hanno diffidenza o molta meno. Ma che meraviglia, un continente che ha abolito e penalizzato il piacere di far fare da bersaglio a degli esseri viventi. E questo non vale solo per gli uccelli, l’ingiunzione è anche più generale. Infatti la caccia è ammessa solo per alcune poche specie selvatiche, solo in certe zone e solo nei periodi nei quali  quella specie è considerata in sovra numero. Solo allora è consentito abbattere in modo regolamentato e vigilato alcune tipologie come tacchini, capre, cervi, e poche altre. Ringrazio Marisa per tutte queste preziose infomazioni. Lei lavora al Queensland Museum dove si occupa anche di scienze naturali e quindi di piante e animali ne sa molto. Grazie dunque alla mia guida australiana anche da parte di chi leggerà questo blog.

E grazie anche a Dominique che mi ha ricordato che, dopo il massacro di Port Harthur (Tasmania) dove nel 1996 furono uccise da un solo giovane 35 persone e 23 altre furono ferite, ci fu un radicale cambio di mentalità sulle armi: una legislazione molto più severa e limitativa del loro possesso e una prima amnistia per la consegna delle armi fino ad allora non registrate. Una seconda amnistia fu prevista nel 2017. Chi fosse oggi trovato in possesso di armi non registrate o non ammesse può incorrere in una pena di 187.000 euro e fino a 14 anni di prigione. Insomma, non siamo negli USA !

Per tornare ai nostri amici alati, voglio dirvi che giorni fa, aspettando l’autobus, mi sono persino fatta una chiacchierata con un robusto corvo appollaiato su una pianta del parco retrostante. Insomma, forse un giorno imparerò a volare anch’io….?

Questo messaggio è dedicato alla mia Fatina Cip Cip

I trasporti pubblici a Brisbane (msg 8, 19 settembre 2021)

Piero ed io, un po’ per necessità e un po’ per impegno a ridurre le emanazione di CO2 , abbiamo deciso di utilizzare solo i trasporti pubblici o…le nostre gambe (le sue davvero molto belle…ah..ah..).
Quando ci chiedono della nostra automobile, abbiamo due risposte già pronte: l’astuccio degli occhiali di Piero (stop ad auto e affini), se ci lanciamo in una risposta impegnata o il nostro triciclo parcheggiato davanti all’entrata di casa, per metterla un po’ sul comico. La seconda versione piace moltissimo a tutti.

Ne consegue che una parte del nostro tempo la passiamo nei trasporti pubblici che a Brisbane (e in alcune zone limitrofe) sono gestiti da Translink: non solo i pullman, ma anche i treni regionali e i ferry che traghettano sul fiume Brisbane.

Mentre di solito i trasporti pubblici si connotano per affollamento, tensioni e stress uditivo a causa delle interminabili e rumorose altrui conversazioni telefoniche, viaggiare sui trasporti Translink è per noi un’esperienza piacevole : le persone non si accalcano; prima di salire si aspetta che chi deve scendere lo faccia; si trova sempre posto a sedere; se una persona è in sedia a rotelle viene imbarcata in quattro quattr’otto facendo scendere la pedana di accesso e sistemandola nello spazio previsto che tutti liberano immediatamente; non si parla al cellulare e non ho mai visto un controllore, dato che qui tutti hanno la loro carta di viaggio. Solo una volta, in un treno regionale che andava verso i sobborghi, mi è capitato di vedere una ragazza con le scarpe appoggiate sul sedile di fronte. In tutti i miei percorsi Brescia-Gargnano ciò era invece moneta corrente e regolarmente mi impegnavo ad intervenire cortesemente per ricordare le basi della civile convivenza.

Ad ogni fermata sono affissi gli orari dei pullman che lì si fermano. Avvistato il  pullman, è necessario fare segno al conducente, come ve lo mostra Piero nella foto. Salendo, si pone la propria carta di viaggio davanti allo strumento che la registra e che poi, riponendo la carta alla discesa, scala il credito disponibile secondo le zone percorse e il tipo di carta (bambini dai 5 ai 14 anni, studenti, adulti, senior, persone alla ricerca di lavoro, rifugiati). Non so come sia per gli altri statuti, ma Piero ed io – carta senior – non paghiamo quasi mai. In genere viaggiamo senza alcun costo, ma i nostri tragitti sono di distanza limitata. Ci si alza per scendere solo quando il pullman si ferma, tant’è che la stessa macchinetta non accetta registrazioni di fine viaggio, fintanto che il pullman si muove e ti dice “aspetta” (wait, vedi foto). Ho letto recentemente che anche i ragazzi viaggiano gratis durante il WE e addirittura che c’è una navetta che gratuitamente porta chi volesse visitare alcune mete attrattive di Brisbane come il giardino botanico, il planetario o il monte Coot-tha (monte di 209 metri ! bé sì, lo chiamano così). E’ persino possibile caricare una propria chiavetta USB sull’apposita presa. Guardate le foto e viaggiate in pullman con noi…

La cosa però che più ci colpisce è come la cortesia degli autisti sia quasi sempre riconosciuta ed apprezzata dai viaggiatori che scendendo dal pullman pronunciano GRAZIE ad alta voce.
Spesso, a loro volta, i conducenti  ricambiano con un cenno di saluto o anche loro con un grazie.

Una favola dei nostri giorni (msg 7, 11 settembre 2021)

Camminando lungo il sentiero che da Kenmore Hills porta al successivo villaggio di Brookfield, un po’ più a ovest, seppur costeggiando una strada trafficata, non ci si può sottrarre al fascino di una natura che ci fa sentire suoi ospiti. Ospiti piccoli e fragili a fronte dei vertiginosamente altissimi eucaliptus, delle grandi agavi, del sottobosco folto e vario

Il verde è coniugato in diverse sfumature, i creek (ruscelli) per ora quasi asciutti tracciano dei percorsi che si snodano tra il fogliame e poi corridoi di piante, come le sansevierie (grazie Robi per il nome), qui piante quasi selvatiche e di poco conto (poverine! non è dappertutto così e a alla mia cara amica Eugenia piacete molto).  Di alcune, raccolte nel bosco, ho potuto servirmi per adornare un angolino delle nostre aiuole davanti a casa.

Quante emozioni e quanti doni.

Camminando, ci si sente sempre più parte di questa magia verde a cui contribuiscono anche i gorgheggi in una indescrivibile varietà di uccelli a me ancora poco noti, ma già compagni delle nostre passeggiate. Poi, ad un certo punto, in questo clima già trasognato, ecco una sorpresa davvero inaspettata…

Di fronte al cancelletto di  una deliziosa casetta un po’ in ritiro dalla strada, troviamo un bidoncino bianco pieno di pompelmi, con un messaggio ben leggibile: pompelmi, ottimi per la marmellata, prego servitevi. Lo leggiamo e ci guardiamo stupiti. Lo rileggiamo per essere certi di aver ben letto. Ci guardiamo intorno pensando sia rivolto ai vicini, ma poi capiamo che è rivolto ai pellegrini di passaggio. Quindi anche a noi, e con cuore grato prendiamo la metà del contenuto per lasciare l’altra metà ai prossimi passanti.
Vorremmo ringraziare, ma non si vede nessuno in giro e così lasciamo un bigliettino nel bidoncino con solo: Thank you very much. Dopo aver preparato la marmellata, l’indomani desideriamo portarne un vasetto a chi ci ha offerto i frutti e ritornando sul posto scopriamo che i pompelmi che non avevamo preso sono ancora lì. Con molta meno timidezza del giorno prima, li prendiamo e vi lasciamo il vasetto di marmellata con un messaggio in cui chiediamo di telefonarci, per eventuale altra marmellata. Il ghiaccio è rotto, c’è il nostro nome e il nostro numero di telefono, ma nessuna richiesta segue. La fiaba diventa più reale, ma il dono dei pompelmi rimane esclusivamente un dono gratuito ossia celestial

Cari lettori e care lettrici, la favola non è finita qui, perché a quel bidoncino abbiamo ormai attinto almeno 5-6 volte e la stagione dei pompelmi non è ancora chiusa. Probabilmente siamo i soli a passare di lì a piedi, perché ogni volta che lasciamo la metà dei pompelmi la ritroviamo ritornando alcuni giorni dopo. Ormai sentiamo come se fossero messi lì solo per noi.
Ma un dono di così tanta grazia doveva essere condiviso ed è perciò rimbalzato su diverse molto gradite crostate alla marmellata di pompelmo: per il gruppo degli incontri con la mistica (vedi foto nel messaggio precedente), per le persone del nostro villaggio che si ritrovavano per le Happy Hours e anche per il compleanno di Piero, con una crostatina a forma di cuore.

Finito qui ? No, no, avendo ieri ancora trovato il bianco bidoncino di nuovo colmo, mi sono impegnata per una quarta crostata per i parrocchiani della nostra chiesa.
E ora, mentre vi scrivo, sto preparando la nuova marmellata con i pompelmi trovati ieri….ma ahimé per essere stata troppo presa dal blog, l’ho sic…sic… bruciata.

Ma l’incantesimo continuerà e ancora dei pompelmi il bidoncino ci regalerà.


Incontri con la mistica (msg 6, 5 settembre 2021)

Tutto ha una fine. Sic…sic…se era una bella esperienza, come in questo caso.
Il ciclo “Incontrare la mistica” si è infatti concluso sabato 28 agosto, il giorno del compleanno del nostro Bruno. Con lui, dal 13 aprile, siamo sempre insieme, nonostante l’irreversibile lontananza. La sua presenza è diffusa tutt’intorno, ma a volte è troppo lontana…troppo in alto…la metamorfosi non si è ancora completata. E forse anche qui, come la mistica insegna, dovrei prima di tutto cercarlo dentro di me.

Vi presento Carol Streatfield (a sinistra) e Meredith Nicholls, le nostre splendide animatrici del ciclo “Incontrare la mistica“, che qui ci accolgono all’entrata della chiesa. Per quattro sabati consecutivi Carol e Meredith, molto attive nella nostra parrocchia anglicana Holy Spirit (Spirito Santo) di Kenmore, si sono alternate per parlarci di quattro grandi figure della mistica.

La prima è stata Giuliana di Norwich a cui hanno fatto seguito Teresa d’Avila, Teilhard de Chardin e infine Thomas Merton. Parità di genere impeccabile, attraversando diverse epoche storiche : ciò riafferma che l’esperienza mistica non è una prerogativa di genere (anche se le donne vi sono più numerose) ed è di tutti i tempi. Attraversa la storia e la illumina.
Non posso qui raccontarvi di queste magnifiche 4 persone, ma di Giuliana potete leggere una presentazione sul mio sito delle beghine, cliccando su : http://beguines.info/?page_id=2339&lang=it

Di ciascuna però voglio lasciarvi un pensiero che le caratterizza:

Tutto sarà bene” Giuliana di Norwich (1342-1416)

Non chiedere a Dio carichi leggeri. Chiedigli una schiena forte
Santa Teresa d’Avila (1515 – 1582)

La materia è spirito che si muove sufficientemente piano per essere visto
Pierre Teilhard De Chardin (1881-1955)

““Il tempo galoppa, la vita sfugge tra le mani. Ma può sfuggire come sabbia oppure come semente” “
Thomas Merton (1915-1968)

In ognuno dei quattro sabati, per tre ore consecutive (dall’1.30 alle 16.30) abbiamo assaporato la presenza e accolto i grandi approdi spirituali di queste grandi donne e di questi grandi uomini che hanno fatto esperienza del divino e hanno potuto trasmettercela.
Dopo la preghiera iniziale, l’incontro comportava, illustrata da una proiezione Power Point, una presentazione della biografia del/della mistico/a, senza che fossero sottaciute le eventuali sue sbandate. Seguivano tre quarti d’ora di silenzio e di interiorizzazione di quanto ascoltato. Poi un secondo momento di approfondimento a partire dai testi dei mistici stessi, seguito da un breve momento conviviale – con tè-caffè e pasticcini, anche questi preparati dalle nostre organizzatrici-, e infine un tempo di condivisione.
Il tutto intercalato da varie struggenti musiche.

Che dirvi ? Bellissimi momenti di cui ho solo il rimpianto di aver capito troppo poco a causa del mio scarso livello di inglese. Ma in cui in me si è realizzato molto ed ho ricevuto delle preziose indicazioni.
Note di cronaca: sulle 10 persone costantemente presenti, 4 erano abitanti del nostro IONA Villaggio e tra queste 10, un solo fedelissimo uomo. Se indovinate chi, avrete una fetta (spirituale) della torta da me preparata per ringraziare Carol e Meredith. Su questa torta, come vedete nella foto, figurava un bel W con sotto C.+ M. Per noi il signficato sarebbe stato chiaro : evviva Carol e Meredith, ma si dà il caso che W non significhi niente da queste parti…le sorprese non finiscono mai….per fortuna.

Buona settimana a voi.


Brisbane Montessori School (msg 5, 29 agosto 2021)

Sabato 21 agosto la scuola Montessori di Brisbane organizzava un “open day”, dalle 11 alle 14, per permettere a chiunque volesse saperne di più di visitare il luogo e di parlare con dei responsabili.
Dopo alcune perplessità su quale delle 4 fermate degli autobus fosse quella giusta per andare nella buona direzione (bus 430), siamo arrivati all’entrata della scuola. La zona è verdeggiante e calma, non molto lontana dal fiume Brisbane e dal centro di protezione dei koala e altra fauna australiana. Con particolare gentilezza, il conducente ha persino rallentato, dopo che eravamo scesi, per darci dal finestrino altre indicazioni; ancora meglio di Google Map. Ed infine, eccoci all’entrata, dove Piero non è appoggiato al cartello, ma lo sorregge momentaneamente (ah..ah..) come direbbe Roberto. A fianco poi vedete la mappa della scuola al cui bordo abbiamo anche visto un maneggio di cavalli.

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Anche voi, come noi, sareste stati colpiti/e dalla vastità dello spazio disponibile, disseminato di attrezzature da gioco, ma anche di zone di impegno per essere vicini alla vita e responsabili di essa. Fanno infatti  parte delle esperienze pedagogiche anche un orto e un pollaio che abbiamo fotografato, e anche degli alveari, per ovvie ragioni meno in contatto con il pubblico.

Gli scolari se ne occupano e man mano imparano a prendersi cura e a risolvere eventuali problemi come per esempio che fare quando una gallina scappa dal suo habitat, adattandone la recinzione.

Su questi meravigliosi spazi aerati, verdeggianti e giocosi correvano e si divertivano tanti bambini e giovani di varie età.

La scuola infatti accoglie dalla materna fino alle medie inferiori, cioè 15 anni. Li accompagnavano i loro famigliari e certamente i loro compagni/e

aiuole dell’orto
il pollaio

E noi, vi chiederete, perché eravamo lì ?

Certo per rendere omaggio alla nostra Maria Montessori, ma anche per creare una collaborazione tra Piero e la scuola. Infatti,come la foto del poster qui sotto lo dice espressamente con il titolo del libro – Peace Education- che la ragazzina tiene in mano, qui si lavora per “un’educazione alla pace”. Pace che non si insegna come una materia, ma si costruisce quotidianamente nella pratica pedagogica di cui questi che ora enumero sono solo alcuni dei valori condivisi sui quali poggia: motivazione, autonomia, desiderio di imparare, capacità di autoregolarsi, di pianificare, di gestire il tempo, di collaborare, cooperare e lavorare insieme. Qui si imparano delle competenze che vanno dal saper fare una zuppa, fino a promuovere un nuovo prodotto e a trovare il quadro giuridico e contabile per metterlo in circuito nel mercato. Dall’usare le tecnologie informatiche, a come servirsi degli strumenti del laboratorio scientifico.

Dopo qualche consiglio dato all’orsetto, per farmi divertire, Piero ha molto seriamente discusso con Ruchika Seth, insegnante di scienze e direttrice responsabile della scuola media. Ruchika ha insegnato per 14 anni in India in una scuola Montessori, poi ha perfezionato i suoi studi negli USA e ora da più di 7 anni insegna e lavora nella scuola di Brisbane. Molto lieta della proposta di collaborazione, preparerà insieme a Piero un incontro con gli insegnanti.

Siamo partiti da quel luogo felici perché qui si preparano davvero dei/delle cittadini/e  e perchè l’entusiasmo educativo è palpabile.

Credetemi, davvero per un attimo ho avuto la sensazione di essere nell’Eden.

Tutti parlano di pace ma nessuno educa alla pace. A questo mondo si educa per la competizione e la competizione è l’inizio di ogni guerra. Quando si educherà per la cooperazione e per offrirci un’altra solidarietà, quel giorno si starà educando per la pace

Maria Montessori
(Grazie a Marisa Giorgi, per la citazione)

Shed West e il volontariato in Australia (msg 4, 22 agosto)

Poco distante dal nostro Iona Village, avevamo notato scendendo verso il centro commerciale, detto Kenmore Village, un operoso capannone la cui segnaletica indica “Shed West

Vi ricordate la disavventura a lieto fine che ci ha trasformati in adetpi delll’arredamento in stile “futon”, attualmente molto di moda?

(vedi PS del messaggio n.3 )

Si vedevano lì dei “falegnami” molto presi da lavori col legno e ben equipaggiati di tutti gli strumenti necessari. Costruiscono anche giocattoli che poi vendono per beneficenza. Di fronte, c’è un più piccolo capanno dove si lavora il cuoio. E accanto, si trova anche un laboratorio di recupero di materiale elettrico dismesso, qui riparato e infine rivenduto a prezzo stracciato. Noi ne abbiamo fatto incetta: l’aspirapolvere, il tosta pane, il frullatore, il micro onde, la lampada del salotto e quelle dei comodini, e persino una “De Longhi” con il caffè espresso, non con le cialde, ma proprio come al bar. Il ricavato delle vendite sostiene una associazione di portatori di handicap che poi sono anche occupati nel laboratorio, accompagnati dal sorriso di Monique e Fiona e da vari altri volontari incaricati anche della supervisione tecnica. Nel loro laboratorio, ricordiamolo, oltre alla riparazione di materiale encora fruibile, vengono anche recuperati pezzi e scomposte componenti. Per conoscerli un po’ meglio ecco il loro sito : https://ewasteconnection.com

Monique a destra e Fiona a sinistra di Piero
(lucky men,
uomo fortunato,
a detta del suo farmacista)


Non ci soffermeremo per ora sul volontariato in generale in Australia, se non per dirvi , oh gradita sorpresa appresa da ABS (Australian Bureau Statistics), che coinvolge circa 6 milioni di persone, quindi circa un terzo delle persone di più di 15 anni. Una percentuale molto alta che onora questo paese.

Volendo saperne di più su questo speciale laboratorio Shed West senza troppo disturbare Jhon e i suoi colleghi con le mie incalzanti domande, mi sono rivolta al web ( https://shedwest.com ) e vi ho trovato delle informazioni che mi hanno molto positivamente stupita.

Quella che a prima vista ci era sembrata solo un’iniziativa locale di dinamici seniors che volevano rendersi utili, si è rivelata essere parte di un vasto movimento:  l’Australian Men’s Shed Association (AMSA) che dal 2007 è riconosciuta come organizzazione di sviluppo comunitario; coordina e sostiene un migliaio di iniziative locali sparse in tutta l’Australia, tra le quali anche questa di Kenmore.

Ma la cosa ancora più sorprendente è sapere che queste iniziative, rivolte quasi esclusivamente agli uomini, sono state promosse per favorire il loro essere insieme, lo scambio amichevole al fine di evitare isolamento e depressioni, spesso terreno fertile per i suicidi. Insomma, quello che i caffè, i bar e le piazze facevano ( e forse nei piccoli paesi ancore fanno) da noi. Si legge infatti sul sito dell’AMSA: “Molti uomini hanno interiorizzato una cultura che impedisce loro di parlare di sensazioni ed emozioni, molti non prestano cura alla loro salute e al loro benessere. Contrariamente alle donne, molti uomini sono restii ad esprimere le loro emozioni e in genere non chiedono aiuto. Forse anche per questo, hanno una salute meno buona, bevono di più, sono più esposti a rischi e soffrono maggiormente di isolamento, solitudine e depressione”.

Ecco allora perché, a metà mattinata, la pausa del tè a Shed West è un indiscusso rito quotidiano, come pure la grigliata mensile (Covid permettendo), la riunione mensile di interesse generale presso la biblioteca e varie altre iniziative che li associano.
La notra crostata alla marmella di pompelmi arrivata martedì proprio all’ora del tè è stata molto gradita.